Licenziamenti Impugnati: La Responsabilità del Consulente
Il licenziamento è l'atto più delicato nella gestione del rapporto di lavoro. Un licenziamento mal gestito — per vizi formali, motivazione insufficiente o mancato rispetto delle procedure — può essere impugnato dal lavoratore e portare a una condanna del datore di lavoro alla reintegra o al pagamento di indennità significative.
La responsabilità del Consulente del Lavoro scatta quando: la lettera di licenziamento non rispetta i requisiti formali previsti dall'art. 2 della L. 604/1966 (forma scritta, motivazione specifica), non viene rispettata la procedura di contestazione disciplinare prevista dall'art. 7 dello Statuto dei Lavoratori, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo non rispetta l'obbligo di repêchage (tentativo di ricollocazione), o non viene rispettato il termine di preavviso contrattuale.
Un licenziamento dichiarato illegittimo può costare al datore di lavoro da 6 a 36 mensilità di indennità risarcitoria (regime Fornero) o la reintegra nel posto di lavoro (tutela reale). Il datore di lavoro che ha seguito le istruzioni del Consulente ha pieno diritto di rivalersi per i danni subiti.